LuceMia

LUCE MIA

regia di Lucio Viglierchio
sabato 12 dicembre 2015, h.20.45 – Sala Greenhouse

“Cinque anni fa mi sono ammalato di Leucemia. Oggi la malattia è in remissione, ho una famiglia, una vita “normale”, ma continuo ad avere paura. Così ho deciso di tornare in reparto alla ricerca di quella parte di me che sentivo di aver perso. Lì ho incontrato Sabrina che stava lottando contro il mio stesso male, e insieme abbiamo deciso di percorrere la sua battaglia, la nostra battaglia, alla ricerca di quell’attimo in cui si smette di essere pazienti e si torna esseri umani…”


SCHEDA TECNICA

Regia: Lucio Viglierchio
Sceneggiatura: Lucio Viglierchio
Produttori: Massimo Arvat, Francesca Portalupi
Produzione: Zenit Arti Audiovisive
In collaborazione con: RAI CINEMA
Montaggio: Marco Duretti
Fotografia: Sandro De Frino, Lucio Viglierchio
Durata: 82’
Paese: Italia
Anno: 2015

Contatti: http://www.lucemia.it

Trailer


“Lucemia prima di essere film è la mia vita, negli ultimi cinque anni. La malattia, la cura, la vita, i figli, l’amicizia, la morte. Lucemia è il mio percorso, la mia ricerca di senso, il mio tentativo di comprendere fino a che punto la leucemia che mi ha colpito nel 2010 mi ha cambiato, e soprattutto che persona sono diventato.
Ma come tutti i cammini non si procede mai davvero in solitaria ed è per questo che Lucemia è anche il film su un’amicizia, un legame di “sangue”, nato cresciuto e venuto a mancare nelle stanze d’ospedale che avevano ospitato prima me e poi la mia “compagna” di viaggio Sabrina.
Lucemia è vero, perché dentro c’è tutta la mia ingenuità, di vita e filmica. Ci sono le mie speranze e la “mia” musica. I miei fallimenti e i miei figli. C’è la vita e c’è la morte. C’è la mia parola e la parola di Sabrina. C’è il tentativo di rileggere un percorso, di tradurlo e di dargli un senso. Non so davvero se ci sono riuscito, ma so che questo film sono io e che, sebbene non basti un film per capire qualche cosa (purtroppo), è una fotografia precisa e veritiera del mio, del nostro tentativo di farlo”

(Lucio Viglierchio)